Secondo appuntamento de “Il Club dell’Artista” al Berk: tra calici d’autore e tele mediterranee
Giovedì 27 novembre, le luci del Berk Club di Caltanissetta si sono abbassate con l’intento di creare molto più di una semplice cena: l’obiettivo, assolutamente centrato, era offrire un’esperienza multisensoriale, che unisse buon vino, buona cucina e arte visiva.
Il risultato? Una serata che ha superato la classica uscita convivial-gastronomica, trasformandosi in un momento di piacere collettivo e riflessione estetica. L’iniziativa, promossa in sinergia con PitturiAmo, ha rilanciato l’idea che arte e convivialità non sono mondi separati, ma complementari.
L’intento dei titolari Giuseppe Paruzzo, Giuseppe La Spisa e Massimo Nemola, era chiaro fin dall’inizio: far dialogare la cucina del Berk, i vini della Tenute Lombardo e le visioni artistiche di Michelangelo Lacagnina. Un triangolo virtuoso tra sapori, territorio e creatività, una miscela che, nella Sicilia di oggi, trova un senso particolare.
Degustazione curata: vino, sapori e territorio
La cena degustazione ha avuto un ruolo centrale: i vini presentati da Tenute Lombardo, cantina profondamente radicata nel territorio di Caltanissetta e attenta alla valorizzazione delle uve siciliane, si sono dimostrati un compagno perfetto per i piatti preparati dal Berk.
Tenute Lombardo è conosciuta per proporre degustazioni territoriali o varietali che spaziano dallo spumante bianco a bianchi, rosati e rossi prodotti con uve autoctone come il Nero d’Avola, Cabernet o Catarratto, il tutto in sale di degustazione collocate in un casale ottocentesco ristrutturato, immerso tra vigneti e colline siciliane.
Questo legame con il territorio si è tradotto nella serata in piatti e vini che non erano semplici “abbinamenti alla moda”, ma un omaggio sincero alla Sicilia: sapori decisi, genuini, radicati nella tradizione, ma serviti con cura e attenzione contemporanea. Ogni calice sembrava raccontare la terra di provenienza, con quel profumo minerale e mediterraneo tipico delle vigne che crescono su suoli calcarei e asciutti.
Arte che dialoga: le opere di Michelangelo Lacagnina
Ma la serata non si è consumata solo a tavola. Le opere esposte di Michelangelo Lacagnina hanno dato al locale un’anima visiva e riflessiva: tele, colori, tratti, un linguaggio artistico che ha invitato gli ospiti a rallentare, osservare, commentare. In mezzo a calici e chiacchiere e tra un assaggio e l’altro, la gente si è soffermata davanti ai suoi lavori, scambiando impressioni, sensazioni, magari una curiosità: “che voleva dire questo tratto?”, “che emozione trasmette questo colore?”.
Così la mostra ha creato un ponte tra l’esperienza materiale del gusto e quella immateriale della contemplazione estetica. È stato un modo per far respirare l’arte non come qualcosa di lontano o “altro”, ma come qualcosa di accessibile, conviviale, parte di una serata, di un’esperienza, che unisce persone, sapori e visioni.
Il connubio fra opere visive e ambiente conviviale ha promosso una forma di socialità nuova, in cui l’arte non è il pretesto per fare “cultura sofisticata”, ma l’occasione per condividere un’esperienza con gli altri. E in questo senso, Lacagnina ha portato qualcosa di più di “quadri appesi”: ha portato un’atmosfera, un linguaggio che parlava a chiunque fosse disposto ad ascoltare con occhi (e palato) aperti.
Un pubblico partecipe: convivialità, scambi e incontri
La serata si è distinta anche per la giusta alchimia tra il pubblico e l’ambiente: non c’era solo chi assaggiava, ma anche chi guardava, chi confrontava impressioni, chi “viveva” davvero la serata. L’atmosfera era raccolta, calda, senza fronzoli da evento mondano, ma con l’intimità di una cena tra amici in una location curata e ampliata da un contesto artistico e culturale.
Molti ospiti sono arrivati già incuriositi dall’idea di una cena-mostra, altri sono stati conquistati sul momento: è bastata una frase, un calice, un quadro e qualcuno si è ritrovato a discutere di vino come di arte, di sapori come di emozioni. È questo che rende un evento come “Il Club dell’Artista” più di una semplice serata: una routine spezzata, un momento di comunità, di scoperta, di scambio.
Oltre la serata: un presidio culturale e di comunità
Il significato di questa seconda tappa de “Il Club dell’Artista” va oltre la semplice buona riuscita. È la conferma che, anche in contesti locali come quello di Caltanissetta, c’è spazio per contaminazioni, tra vino e arte, tra convivialità e bellezza, tra territorio e cultura. È un segnale: si può valorizzare l’identità locale in chiave contemporanea, senza snaturarla.
In un momento storico in cui si tende a cercare esperienze autentiche nelle radici e nelle sensazioni, questa formula dimostra che la strada giusta è quella della qualità combinata, del rispetto del territorio, dell’attenzione all’esperienza complessiva. E lascia aperta una domanda: che cosa potrà essere il prossimo appuntamento? Con quale artista, con quali vini, con quale concept?
Se questa serata è un stata un successo, significa che “Il Club dell’Artista” non è solo un nome accattivante, ma un progetto vivo, uno spazio in cui fare comunità, cultura, gusto, bellezza. E noi non vediamo l’ora di scoprire la prossima sorpresa.
Autore: PitturiAmo Magazine
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