Biennale di Venezia: Luana Bottallo trasforma un’impronta digitale in un manifesto universale

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C’è un momento, nel panorama dell’arte contemporanea, in cui un’opera smette di essere semplicemente osservata e riesce, invece, a lasciare un segno emotivo profondo, quasi fisico, nello spettatore. È ciò che sta accadendo con Luana Bottallo, in arte LuBi, protagonista di una delle presenze artistiche più intense e simbolicamente potenti della Biennale di Venezia all’interno del Padiglione Guatemala 61.

Con la sua opera “Huellas del Alma (Soul-print)”, l’artista porta alla Biennale una riflessione visiva e umana di straordinaria forza: un’installazione luminosa immersiva costruita attorno alla propria impronta digitale, trasformata in simbolo universale di identità, memoria e presenza.

Un lavoro che non si limita a colpire per l’impatto estetico e tecnologico, ma che riesce a entrare nel cuore del tema curatoriale “LES INVISIBLES”, dedicato alle donne guatemalteche la cui identità viene lentamente cancellata dal lavoro quotidiano.

La partecipazione di Luana Bottallo alla Biennale di Venezia rappresenta oggi molto più di un importante traguardo espositivo: è la consacrazione di una ricerca artistica capace di fondere sperimentazione tecnica, sensibilità concettuale e una fortissima impronta personale.

In un sistema artistico internazionale sempre più competitivo, dove emergere significa riuscire a costruire un linguaggio autentico e riconoscibile, la presenza dell’artista al Padiglione Guatemala 61 conferma il valore di un percorso sviluppato con coerenza, visione e progettualità, anche grazie al supporto strategico di PitturiAmo, piattaforma che negli anni si è affermata come realtà di riferimento nella promozione dell’arte contemporanea.

Il Padiglione Guatemala 61: un dialogo tra identità, materia e invisibilità

L’evento di presentazione del Padiglione Guatemala si è svolto l’8 maggio, in un clima di forte partecipazione emotiva e culturale. Il padiglione diretto da Stefania Pieralice, condiviso con il Granada curato da Daniele Radini Tedeschi, si è sviluppato come uno spazio estremamente articolato, suddiviso in due sale espositive.

Al suo interno convivono opere pittoriche, installazioni concettuali, lavori digitali e due importanti sculture, creando un percorso vasto e immersivo capace di mettere in relazione artisti italiani e internazionali. Il progetto espositivo ha visto anche la presenza di collettivi artistici e gruppi di ricerca, tra cui diverse realtà GruppArt, in dialogo con artisti singoli provenienti da percorsi molto differenti tra loro.

L’inaugurazione si è aperta con l’intervento della curatrice italiana, seguita poi dalla curatrice guatemalteca, che ha introdotto il tema centrale della mostra: “LES INVISIBLES”. Inoltre, nella parte finale, è stato lasciato spazio diretto agli artisti, invitati a raccontare personalmente il proprio lavoro e il modo in cui esso si intrecciava al filo conduttore dell’esposizione.

Ed è proprio qui che il progetto curatoriale ha assunto una forza profondamente umana.

“Les Invisibles”: le donne del Guatemala e le impronte cancellate

Il titolo della mostra nasce da una realtà drammatica e quasi sconosciuta: quella delle donne del Guatemala che, nel corso della vita, perdono gradualmente le proprie impronte digitali.

Accade a causa del lavoro quotidiano legato alla preparazione tradizionale delle tortillas. Le mani vengono immerse continuamente nel mais umido, schiacciato e lavorato su pietre roventi. Umidità, calore, attrito e fatica consumano lentamente la pelle fino a cancellare le impronte.

Un gesto antico, ripetuto ogni giorno, che diventa simbolo di annullamento identitario.

La perdita dell’impronta digitale non rappresenta soltanto una trasformazione fisica, ma una metafora potentissima dell’invisibilità sociale femminile: donne che sostengono intere comunità attraverso il lavoro e il sacrificio, ma che spesso rimangono senza voce, senza riconoscimento e senza traccia.

Tutte le opere presenti nel padiglione, anche quelle più concettuali, ruotavano attorno a questo tema comune: la presenza e allo stesso tempo la sparizione dell’identità.

Luana Bottallo con la sua opera  “Huellas del Alma (Soul-print)”

Luana Bottallo e l’impronta come anima visibile

In questo contesto si inserisce il lavoro di Luana Bottallo, in arte LuBi, con l’opera una delle installazioni più forti dal punto di vista simbolico e visivo.

L’artista ha scelto di utilizzare la propria impronta digitale come elemento centrale dell’opera. Non un’impronta generica, ma la sua personale traccia biometrica, trasformata in un’installazione luminosa LED dal forte impatto immersivo.

L’opera si sviluppa attraverso una stampa digitale diretta con tecnologia UV-LED su pannelli in PMMA installati in una lightbox personalizzata, creando un effetto quasi sospeso, etereo, dove luce e materia sembrano fondersi.

Ma il dettaglio più affascinante emerge osservando attentamente la superficie dell’impronta: all’interno delle linee biometriche è nascosta gran parte della figura umana. Il corpo viene tratteggiato e incorporato nel sistema stesso delle linee digitali, come se carne, identità e anima coincidessero.

L’impronta diventa quindi molto più di un segno identificativo.

Diventa corpo.
Memoria.
Presenza.
Esistenza.

Ed è proprio questo il cuore del lavoro di Bottallo: restituire visibilità attraverso la traccia.

Mentre le donne guatemalteche perdono le loro impronte a causa del sacrificio quotidiano, l’artista offre simbolicamente la propria, trasformandola in un gesto di connessione e restituzione.

“Huellas del Alma (Soul-print)” di Luana Bottallo si impone come un’opera di straordinaria intensità simbolica, capace di trasformare un elemento apparentemente scientifico e identificativo, l’impronta digitale,  in un dispositivo poetico ed esistenziale. Attraverso la monumentalizzazione della propria traccia biometrica, l’artista sovverte il concetto stesso di identità: ciò che normalmente certifica la presenza individuale diventa qui memoria collettiva, testimonianza umana e atto di resistenza contro l’invisibilità sociale.

La luce diffusa della struttura LED amplifica la percezione di sospensione e fragilità, mentre le linee dell’impronta, ingrandite fino a diventare paesaggio visivo, sembrano custodire al loro interno frammenti di corpo, presenza e anima.
Luana Bottallo costruisce così un linguaggio in cui tecnologia e sensibilità convivono armonicamente, dando vita a un’opera che non si limita a essere osservata, ma chiede allo spettatore un coinvolgimento emotivo profondo.

In dialogo con il tema curatoriale Les Invisibles, Huellas del Alma assume il valore di un gesto etico oltre che artistico: restituire traccia, dignità e visibilità a chi il mondo tende a cancellare.

Ed è forse proprio questo il dettaglio più intenso dell’intero progetto: riuscire a parlare di identità, sacrificio e presenza senza mai perdere delicatezza, lasciando nello spettatore una sensazione profonda che continua anche dopo aver lasciato la sala espositiva.

Nino Argentati, Presidente di PitturiAmo, con l’opera “Huellas del Alma (Soul-print)” di Luana Bottallo

Un percorso coerente tra ricerca artistica e visibilità internazionale

La partecipazione di Luana Bottallo alla Biennale di Venezia, si inserisce in un percorso costruito, di concerto a PitturiAmo, con continuità, presenza e progettualità.

A distinguere ulteriormente il suo profilo è una cifra stilistica riconoscibile, che unisce sensibilità estetica, ricerca concettuale e sperimentazione tecnica. Le sue opere non si limitano a essere osservate, ma invitano il pubblico a un’esperienza percettiva più ampia, in cui luce, gesto, materia e intuizione dialogano in modo armonico.

Questa capacità di trasformare il linguaggio visivo in esperienza emotiva le consente di collocarsi con naturalezza nel panorama contemporaneo, mantenendo però una forte identità personale.

 La visibilità come elemento strutturale del sistema dell’arte

La costruzione di una carriera artistica richiede oggi una visione articolata, in cui la produzione creativa si accompagna a una gestione consapevole della propria immagine e della propria diffusione. In assenza di strumenti adeguati, anche le ricerche più interessanti rischiano di rimanere confinate in ambiti ristretti.

PitturiAmo interviene in questo ambito offrendo un sistema integrato di servizi che comprende promozione digitale, opportunità espositive e attività di comunicazione mirata. L’obiettivo è creare un ecosistema favorevole in cui l’artista possa essere sostenuto non solo nella produzione, ma anche nella diffusione e nella valorizzazione del proprio lavoro.

In questo modo, PitturiAmo non si limita a promuovere l’artista, ma costruisce attorno a lui un vero e proprio percorso esperienziale, in cui visibilità, relazione e riconoscimento si integrano in una strategia coerente e orientata al lungo periodo.

La partecipazione alla Biennale di Venezia testimonia l’efficacia di un modello che pone al centro la valorizzazione del talento attraverso strategie di visibilità mirate e una progettualità solida.

In questa prospettiva, PitturiAmo non rappresenta soltanto un supporto, ma un interlocutore attivo nel processo di crescita e affermazione degli artisti contemporanei, accompagnandoli verso scenari di crescente rilevanza internazionale.

Autore: PitturiAmo Magazine

Il Magazine di Arte per conoscere e farsi conoscere. PitturiAmo Magazine è parte del Network di PitturiAmo, di cui fanno parte PitturiAmo - il portale dei pittori contemporanei, PitturiAmo Shop - il primo ed unico e-commerce dedicato alla promozione dell'artista e PitturiAmo Gallery - galleria d'arte contemporanea a Caltanissetta.

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