Dalla Pop Art alla Street Art

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La corrente artistica più famosa e influente del ventesimo secolo, la pop art, è emersa come fenomeno di contrasto al consumismo, ai mass media e alla cosiddetta “cultura popolare” (da cui prende anche il nome). Nei primi anni cinquanta troviamo le sue prime testimonianze mentre il grande salto, di qualità e pubblico, è avvenuto solo nel decennio successivo.

Importante e decisiva per i protagonisti della pop art è stata la rottura con la teoria e i metodi utilizzati nell’espressionismo e nell’astrattismo, i due movimenti principali che l’hanno preceduta temporalmente.

Attingendo, invece, da oggetti di uso quotidiano e dai mass media come i giornali, i fumetti, riviste e magazine, la pop art ha sviluppato produzioni altamente vibranti, rendendo questo movimento il cardine su cui si è costruita poi tutta l’arte contemporanea.

L’immagine e la cultura dell’immagine è stata la risposta della pop art al modernismo, corrente artistica che i promotori del movimento “popular” consideravano vuota ed elitaria. Molti dei rappresentanti della pop art, tra cui Andy Warhol Roy Lichtenstein, hanno raggiunto un successo senza precedenti, sperimentando a loro volta una fama (o, meglio sarebbe dire, lo status di “vip”) che ha reso questi artisti delle celebrità hollywoodiane.

Ancora oggi, a distanza di decenni, l’identità delle persone è legata al modo in cui esse vengono rappresentate nelle immagini. L’esplosione dei social network dimostra questo punto di vista. La pop art, forse più di qualsiasi altro movimento artistico, ha anticipato questa deriva, illustrando la persistente importanza delle immagini nella cultura popolare.

Come conseguenza di questo passaggio, la pop art è riconosciuta per essere una delle forme d’arte più immediatamente e facilmente individuabili.

La più logica continuazione del movimento pop ha visto esplodere, circa trent’anni fa, l’era dei graffiti. Da allora, questo stile artistico urbano (da cui il nome di street o urban art) è cresciuto tantissimo, grazie anche a geniali personaggi come Basquiat e Keith Haring. A questi va dato il merito di aver portato le opere di strada dall’illegalità fino alle più prestigiose gallerie d’arte del mondo.

Va inteso come molte di queste creazioni artistiche rientrino ancora nell’alveo pop, ma in una maniera diversa e miscelata con altre idee e approcci, approfondendo talune tematiche su altri piani concettuali.

Allora cos’è la pop art oggi? E cosa è l’arte di strada? Basta guardare alle opere di un artista tanto misterioso quanto famoso come Banksy. Lo stile del britannico è duro e ribelle; sicuramente viaggia ai confini della legalità ma, paradossalmente, negli ultimi anni le sue creazioni sono state battute all’asta a prezzi esorbitanti. Banksy non glorifica la “modernità”, tutt’altro, la disprezza.

Un’altra figura importante della street art è l’ideatore di Superflat, il celebre Takashi Murakami, artista molto produttivo che si è sempre ispirato a diversi movimenti, pur mantenendo un legame molto forte con la pop art.

Nonostante la pop art abbia avuto una grande influenza sullo sviluppo e sulle attuali tendenze dell’arte urbana, affermare che quest’ultima rappresenti il movimento che ha ereditato in toto la concezione della pop art potrebbe far storcere il naso a più d’una persona.

Non esiste, in verità, un movimento neo pop, mentre la street art o urban art hanno caratteristiche tra le più svariate, alcune più prossime all’espressionismo astratto, altre al nuovo realismo piuttosto che alla pop art. Si tratta di un movimento con una natura e una origine propria che, comprendendo tutti i riferimenti alla cultura di massa, riflette quelli che sono i canoni del postmodernismo.

Si riferiscono a queste corrente personaggi come Jeff Koons, l’artista postmodernista per eccellenza che forse più di tutti, negli ultimi due decenni, ha continuato a prendere oggetti della vita quotidiana, incorporandoli nelle sue opere d’arte.

Le sue opere, come alcuni pezzi pop, hanno raggiunto traguardi inavvicinabili tanto che la sua celebre riproduzione in acciaio del coniglio del 1986 è stata battuta all’asta per la cifra record di 91 milioni di dollari, facendo di Koons l’artista vivente più costoso della storia.

Autore: PitturiAmo Magazine

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