"Il legnaiolo" di Fortunato Depero

Il secondo periodo italiano

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Nel 1916 Boccioni muore durante guerra. Carrà e Severini passano a soluzioni vicine al Cubismo e il gruppo milanese si scioglie costringendo il trasferimento del centro gravitazionale del movimento a Roma con conseguente nascita del “secondo futurismo”.

Lo scoppio della guerra disperde molti “attori” della prima fase del Futurismo e, nel dopoguerra, il carattere irruente di questo movimento lo spinge a confluire nell’ideologia del fascismo esaurendo così la sua azione innovatrice e finendo paradossalmente assorbito negli schemi di una cultura ufficiale e reazionaria. I futuristi esaltano il movimento aggressivo e considerano la guerra come “sola igiene del mondo”. Su questo tema sono molte le riserve morali proprio a causa del confluire dell’ideologia futurista nel massimo della reazione possibile vale a dire nel fascismo.

Dal punto di vista storico, la rivoluzione industriale di fine Ottocento rende possibile e irreversibile il processo economico capitalistico su scala mondiale trasformandolo poi in imperialismo grazie alla rivoluzione tecnico-scientifica e al crescente militarismo. Il F. sfrutta i successi economici della nuova rivoluzione industriale e cerca di porre le basi culturali per ulteriori successi della borghesia industriale.

Politicamente quindi il movimento è l’espressione di una borghesia ottimistica, fiduciosa in se stessa, nella propria carica emancipativa, nella propria idea d’illimitato progresso in nome della scienza, della tecnica e di una forsennata industrializzazione e privatizzazione della proprietà e dei profitti. Fino alla prima guerra mondiale, quindi per circa dieci anni, il Futurismo ha giocato un ruolo progressista, ma dopo di essa non ha più potuto parlare il medesimo linguaggio dell’origine perchè sarebbe stato etichettato di irresponsabilità. A causa dei suoi rapporti con il fascismo quindi, il F. subisce nel secondo dopoguerra, un periodo d’oscurantismo e di condanna ideologica, dopo il quale una serie d’importanti studi storico-critici sul movimento nel suo complesso e sulle singole personalità ne ha evidenziato e rivalutato il ruolo di fondamentale contributo all’arte italiana.

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Tornando alla pittura, attorno a Marinetti si riuniscono artisti come F. Depero, F. Cangiullo, Rougena Zatkova e ancora Balla. Essi sentono la necessità di ampliare la progettazione futuristica nel campo del teatro, del cinema, dell’architettura, del cartellonismo insieme ad una più concreta interferenza con il reale (pensiamo alle tavole polimateriche di Prampolini e della Zatkova).

Fortunato Depero (1892-1960) scrive, insieme a Balla, il manifesto della Ricostruzione futurista dell’Universo che segna il passaggio dal primo al secondo futurismo, in altre parole da un movimento tenacemente legato alla pittura e alla scultura, ad un proseguimento che porge la sua attenzione agli altri aspetti dell’arte, in particolar modo, alle arti applicate. Questo originalissimo artista realizza scenografie per spettacoli teatrali, (memorabile quella per il balletto, Le chant du rossignol di Stravinsky), coloratissimi arazzi (veri e propri quadri di stoffa dai diversi colori), manifesti pubblicitari, soprammobili, mobili, giocattoli. Anche i panciotti che indossa insieme a Martinetti al Congresso Futurista del 1924: l’intervento dell’artista è davvero a trecentosessanta gradi, globale e soprattutto senza priorità rispetto ai materiali. Già dal 1916 egli usa pezzi di sedie, cartone, carta stagnola preannunciando l’arte del Dadaismo (la corrente che si rivolta contro tutti i valori tradizionali ed esalta l’irrazionale e l’istintivo).

quadro secondo periodo futurista italiano Fortunato Depero

“Aratura” di Fortunato Depero – 1926

Momenti d’adesione alla poetica futuristica sono rilevabili nell’opera anche d’altri artisti come Mario Sironi (1885-1961), che interpreta il Futurismo in modo alquanto eterodosso e per il quale rappresenta un primo momento di riflessione sul tema della civiltà urbana e industriale.

Ardengo Soffici (1879-1964) scrittore e fondatore insieme a G. Papini della rivista futurista Lacerba, Ottone Rosai (1895-1957), Giorgio Morandi (1890-1964) e altri.

Uno dei tratti più tipici del futurismo è la produzione di manifesti attraverso cui gli artisti dichiarano i propri obiettivi e gli strumenti per ottenerli. Boccioni, Carrà, Russolo, Severini e Balla redigono un manifesto tecnico in cui scrivono:

“Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale.

Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza delle immagini nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono. Così un cavallo da corsa non ha quattro gambe: ne ha venti, e i loro movimenti sono triangolari”.

In questo passo si coglie già uno dei principali propositi del futurismo: rappresentare non oggetti statici ma oggetti sempre in movimento. La sensazione di dinamismo si ricerca moltiplicando le immagini, componendole e ricomponendole secondo la direzione del moto.

“ Lo spazio non esiste più; una strada bagnata dalla pioggia e illuminata da globi elettrici s’inabissa fino al centro della terra. Il Sole dista da noi migliaia di chilometri; ma la casa che ci sta davanti non ci appare forse incastonata nel disco solare? ….I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi, così che il tram che passa entra nelle case, le quali alla loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano”.

I futuristi intersecano le immagini e arrivano ad una rappresentazione di sintesi dove tutte le cose si compenetrano creando un nuovo tipo di spazialità.

Quale prerogativa presenta lo stile pittorico futurista?

La nuova pittura deve basarsi sulla scomposizione del colore già attuata dai Divisionisti, il “complementarismo congenito”, il quale è solo il mezzo per esaltare il dinamismo e creare quella nuova spazialità dove è proprio la luce, insieme al moto, a far compenetrare gli oggetti. Le forme si aprono, i colori si accendono e i segni si susseguono in ritmi rapidi e incalzanti.

Cubismo e Futurismo, movimenti paralleli in nazioni diverse, hanno alcune cose in comune.

O meglio: molte analogie e qualche fondamentale differenza. Mentre il primo scompone e ricompone lo stesso oggetto in un tempo lento d’osservazione e riflessione, il secondo interseca oggetti diversi riproducendoli in un tempo dove la velocità dirige il gioco agitando e deformando le immagini delle cose. Nei quadri futuristi, la velocità si traduce in linee di forza rette che danno l’idea di una scia lasciata da un oggetto lanciato a forte velocità. In altre opere, soprattutto quelle di Balla, la sensazione dinamica è data dalla moltiplicazione delle immagini poste in sequenza tra loro così che una bambina ritratta nell’atto di correre è rappresentata con innumerevoli gambe…

Si può sostenere che il Futurismo aveva già in sé le condizioni della sua ingloriosa fine per il fatto di volere un progresso a tutti i costi, che violasse qualunque condizionamento del passato, che si ponesse al servizio di un’unica classe sociale cioè della borghesia più radicale, più insofferente, meno disposta ad accettare le crisi sociali. Così, in nome di una concezione falsata di progresso, il F. è rimasto cieco nei confronti degli orrori del nazi-fascismo.

Autore: Mario Salvo

Ho dedicato interamente la mia vita all'arte, fin dall'età di 12 anni, festeggiando nel 2016 i 50 anni di carriera artistica. Ho fondato l'associazione culturale ALETES Onlus e in qualità di Presidente e Docente e attraverso l'arte nelle scuole cerco di sostenere "diversamente abili" e le categorie socialmente deboli. Coinvolgendo organismi ed enti pubblici regionali, desidererei, assieme ad altri Maestri, ognuno nel suo specifico settore artistico, realizzare un’Accademia d’arte libera ovvero uno spazio nel quale poter gratuitamente insegnare, diffondendo, tra i tantissimi giovani e meno giovani che desiderino apprendere seriamente l’arte e le sue filosofie, i segreti di tecniche e professioni d’arte le quali, diversamente, andrebbero a beneficio di pochi eletti. Scopri di più su Mario Salvo

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